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Il GRUPPO

eros bonamini_cronotopografie 2001_2002

Eros Bonamini e Gruppo Contec: l’omaggio a una lunga amicizia

Il Gruppo Contec ospiterà presso i propri spazi di Verona alcune opere dell’artista veronese Eros Bonamini per omaggiare la stima e la lunga amicizia che li ha legati negli anni fino alla sua recente scomparsa.

La frequentazione di Contec nell’arte contemporanea è solida, sono numerosi gli artisti che ha conosciuto e con i quali ha collaborato: nella sede di Verona si possono già contemplare lavori di Bagnoli, Bonamini, Caser, Castagna, Girardello.

A questi si aggiungono gli interventi di progettazione, restauro e consulenza tecnica di luoghi artistici come il MART di Rovereto, Museo di Castelvecchio, Fondazione Prada.

Gli spazi di Contec saranno quindi in un ideale collegamento con la mostra in corso a Mantova “Scrittura – Gesto – Tempo in Eros Bonamini” a cura di Claudio Cerritelli presso la Casa del Mantegna dal 3 marzo al 25 aprile con un’ampia selezione dei lavori dell’artista. Questa mostra segue l’esposizione “Spazio-Tempo” presso la Rocca Roveresca di Senigallia, curata da Simona Rava.

Entrambe le rassegne rientrano nel progetto espositivo “Spazio-Tempo nell’opera di Eros Bonamini” a cura di Eristeo Banali che è proseguita a Verona presso la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione di Verona con l’iniziativa “prima pAReTe” (15 marzo – 31 maggio 2017) curata da Patrizia Nuzzo.

Grazie alla preziosa e affettuosa collaborazione con Giusi Bonamini, negli uffici di Contec nei prossimi mesi si alterneranno quattro opere di Bonamini così associate:

1)

Cronotopografie, 2001 (2201)

Segni tracce percorsi in ogni spazio con ogni strumento in-per 30 60 90…secondi

Acrilico e fuoco su tela indeformabile 88×132 cm

Cronotopografie, 2002 (2402)

Segni tracce in ogni spazio con ogni strumento in-per 20 40 60…secondi

Pennarello, acrilico e fuoco su tela indeformabile 2 tele, 88×88 cm

Le due opere sono l’immagine di accompagnamento a questa notizia.

2)

Vanitas Cronotopografie, 2002 (3402)

Segni tracce in-per 100 200 300 minuti + 100 200 300 secondi

Colore per plexiglass e pirografo su plexiglass specchiante 150×150 cm

Cronotopografie, 2004 (4304)

Segni tracce in-per 1 minuto – 1 ora + 2 minuti – 2 ore + 3 minuti – 3 ore

Colore per plexiglass e pirografo su plexiglass fluorescente 100×100 cm

Per vedere le opere, è possibile prendere appuntamento scrivendo a contec@contec-srl.it o chiamando il numero 045.8167711.

Il progetto espositivo del Gruppo Contec proseguirà nel corso dell’anno con la promozione di altri artisti in collaborazione con LAG Libre Art Gallery (www.libreartgallery.com).

Chi è Eros Bonamini?

Eros Bonamini (Verona, 1942 – 2012)

Fin dai suoi esordi, agli inizi degli anni Settanta, nella ricerca di Eros Bonamini si palesavano consapevolezza e coerenza, unite in una ricerca continuativa ed in costante tensione progettuale. Non a caso, Giorgio Cortenova, il primo a leggere con lucidità il lavoro dell’artista, sottolinea in lui “(…) una prassi lavorativa empirica, nutrita di quello scetticismo di base che è uno degli aspetti qualificanti del nostro tempo (…) quel tentare e ritentare il campo caratteristica di un’operatività che è divenuta professione quotidiana, rifiuto “tout-court” del gesto dirompente ed artistico (…)”. Era il 1975, Bonamini esponeva le sue Tabelle pittoriche nella veronese Galleria dello Scudo: opere inaugurali dell’intero suo percorso creativo, campi monocromi l’uno in successione all’altro, capaci di porre in discussione, fino all’ipotesi d’abbandono, le possibilità rappresentative del dipingere; opere come “mappe” e registrazioni di un tempo “effettivo del fare”, delle tracce che l’artista, con strumenti, materiali ed interventi segnici di natura diversa, ha negli anni verificato; opere, infine, come verifiche del vissuto, del passato e della storia personale e collettiva, computo del tempo individuale nel procedere del tempo universale.

Nel 1975 nascono le Cronotopografie (letteralmente scritture di spazio e tempo). Con la serie dei Cementi, dei nastri e degli inchiostri, realizzate fra il 1975 e il 1978, l’artista sceglie di abbandonare il pigmento ad olio, privilegiando i materiali poveri, come il cemento ed il collante, scelti per indagarne il processo di indurimento, agendo su di essi con incisioni di forma e pressione costanti: il risultato è la successione di tracce che tendono alla sparizione, mano a mano che il processo di essiccazione si completa. Nello stesso giro di anni, prendono la luce le Cronotopografie formate da strisce di stoffa imbevute d’acqua ossigenata (dal potere decolorante), immerse ad intervalli di tempo successivi in un bagno d’inchiostro e successivamente esposte, l’una accanto all’altra, a delineare una mappa del processo creativo.

Il tema dell’assorbimento, della compenetrazione fra inchiostro e superficie, quali metafore attive dei valori di spazio e tempo: rifiutando l’azione del dipingere con sempre maggiore fermezza, Bonamini sceglie la computazione dell’azione concettuale, la verifica della sua trascrizione formale e del suo potenziale estetico.

All’inizio degli anni Ottanta, la scelta approda all’osservazione ed al calcolo della capacità della tela di impregnarsi di colore, per contatto o iniezione. Strumenti iniziali sono i pennarelli con punte differenti, che permettono iterazioni narrative verbali legate all’operatività e al tempo. La seconda soluzione adottata è quella dell’iniezione diretta del colore diluito sulla tela. Da qui deriva la serie delle pitture per assorbimento, destinate a venire superate, nel 1983-84, da un altro ciclo di opere formate in modo più articolato, con segni, colori, scritture e gesti accostati e sovrapposti in una sorta di repertorio stratigrafico di interventi: prendono la luce le Cronotopografie formate da una serie di motivi elementari a sequenza – punti, linee, greche, segni, labirinti, spirali e anche scarabocchi – chiamati a saturare un campo. Dalla concentrazione alla rarefazione delle scritture, fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, Bonamini approda ad opere di grandi dimensioni, sulle quali verificare un’azione variabile: il momento nevralgico avviene ora nell’accorpamento delle singole tele, nella loro disposizione sulla parete, sia nella soluzione della sovrapposizione che in quella dell’adiacenza.

É del 1993 l’importante pubblicazione “Eros Bonamini. Cronotopografie 1974-1993” e la relativa tavola rotonda a Palazzo Forti, Verona, sulle ricerche dell’artista, complessivamente definite Cronotopografie. Come infatti congiuntamente sottolineano i relatori invitati, Caramel, Veca, Miccini e Cortenova, pur nella diversità degli esiti Bonamini mantiene in ogni opera un’analoga identità d’approccio, derivante dalla linea analitico-concettuale degli anni Settanta. Rintracciando e perfezionando l’analisi delle costanti del suo lavoro, sempre teso ad unire il livello empirico con quello teorico e speculativo, la critica chiarisce ulteriormente l’assenza di rimandi metaforici, allusivi e simbolici nella sua opera (che avrebbero potuto essere, a prima vista, rintracciati nelle forme portanti della spirale, del grafo e della sua ripetizione, della linea) riconoscendovi invece la priorità del ” (…) tempo del fare e del farsi delle materie”, come segnalò Eugenio Miccini, e la ” (…) relatività rispetto a un altro assoluto, similmente estromesso dai confini dell’umano: l’eterno. Come l’universo di Einstein, i campi di Bonamini sono illimitati ma finiti (…) Alla diffidenza regressiva di tante grammatiche “minimaliste” Bonamini mette in scena ciò che si racconta, intrattiene l’occhio e la mente sulle magnifiche assenze della verità.”.

Decantata l’esuberanza segnica e cromatica durante gli anni Novanta, l’artista prosegue la sua ricerca sulle Cronotopografie in diverse direzioni: da quelle pittoriche, caratterizzate da una costante tendenza alla semplificazione, agita mediante segni minimali e leggeri, con una tavolozza dove dominano il bianco, il grigio profondo ed il nero; a quelle realizzate con i plexiglas, neutri o colorati, dove le tracce del tempo si traducono in precise sequenze di cicatrici puntiformi e labirintiche, oppure in slabbri e orli combusti; a quelle costruite con la furia dell’azione sui metalli specchianti, dove l’oggetto contundente è metronomo dell’azione reiterata e violenta, fino a far presagire la catarsi, dell’artista sulla materia, mentre la superficie, specchiante e deformante, sempre più coinvolge anche lo spettatore nel processo di consumo del tempo e di esistenza nello spazio.

Accanto alla ricerca sui metalli specchianti e diversamente segnati dall’azione del tempo, è la recente indagine sulle tele bruciate, frequentemente di forma circolare, sovrapposte le une sulle altre in composizioni che contemplano dittici di ampie dimensioni, verificando il confronto di linguaggio e di temporalità tra pitture, bruciature, addensamenti e rarefazioni nei perimetri del supporto. Cronotopografie destinate a rileggere una volta ancora la storia dell’arte dal secondo dopoguerra, ora indagando la tensione all’oltre in chiave spazialista, ora rivendicando il potere del linguaggio, in una relazione dialettica tra materia e segno dove il tempo è comune denominatore, utilizzato da Bonamini in una modalità sempre coerente e immediatamente riconoscibile.

Recente anche l’applicazione del neon, quale elemento chiamato a sottolineare il passaggio temporale, l’enfasi creativa e il rigore concettuale dell’azione dell’artista sul supporto: in nome di un’opera, dunque, quale risultato “(…) di due entità (il “calore” dell’emotività e la “freddezza” della logica) che possono essere confrontate fra loro (…)”. Non poteva esservi migliore definizione, se non quella offertaci da Bonamini stesso, per chiudere, e riaprire, un percorso di lettura sulla sua ricerca ormai quarantennale.

Ilaria Bignotti, agosto 2015

Su Eros Bonamini hanno scritto, tra gli altri, Mario Bertoni, Ilaria Bignotti, Corrado Bosi, Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Giorgio Cortenova, Giorgio Di Genova, Gianpaolo Ferrari, Licisco Magagnato, Marco Meneguzzo, Filiberto Menna, Antonella Montenovesi, Patrizia Nuzzo, Anna Maria Sandonà, Toni Toniato, Alberto Veca.

Le opere di Eros Bonamini si trovano in prestigiose collezioni pubbliche e private, tra le quali si ricordano la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Palazzo Forti di Verona, il Mart di Rovereto, il Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ¢900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, il Museion di Bolzano, il Museo Casabianca di Malo.