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Apertura di Palazzo Fulcis, un restauro per l’arte

Apertura di Palazzo Fulcis, ufficiale e in presenza della cittadinanza, ieri a Belluno dopo il lungo restauro per restituire il palazzo settecentesco all’intera comunità con una speciale destinazione.

Contec Ingegneria è stata coinvolta nel 2008 nel recupero di Palazzo Fulcis, situato nel cuore del centro storico della città dolomitica, e ha seguito anche la realizzazione avviata nel 2012.

Il Palazzo – di proprietà della Fondazione Cariverona e dato in concessione all’Amministrazione locale – è stato completamente restaurato e ospiterà il nuovo museo civico cittadino (http://bit.ly/2iGfKqh), esponendo le numerose collezioni archeologiche e artistiche finalmente disponibili in spazi rinnovati e adeguati per la fruizione da parte della comunità e di tutti gli appassionati.

Contec Ingegneria ha preso parte a questo lungo e intenso restauro attraverso il ruolo di progettazione strutturale e relativa direzione lavori in fase di esecuzione dell’intervento.

Palazzo Fulcis rientra tra i beni di riconosciuto valore storico-artistico che ha richiesto a Contec l’impiego delle proprie specifiche expertise di restauro per migliorare il complesso e tutelarlo allo stesso tempo, apportando inoltre un adeguamento sismico complessivo.

Al seguente link – http://bit.ly/2jEfuvL – la photogallery che la rivista di settore Abitare ha dedicato per omaggiare l’intervento e la restituzione del Palazzo. Anche Artribune ha dedicato un approfondimento all’apertura di Palazzo Fulcis con le preziose collezioni artistiche http://bit.ly/2iPSJUe.

Qui, l’invito dell’Amministrazione all’evento di apertura di Palazzo Fulcis.

Un rapido inquadramento tecnico del Palazzo.

Il palazzo Fulcis è un edificio importante del centro storico di Belluno (tra via Roma e via Carrera), che a seguito di varie vicissitudini è stato, in parte, acquisito in proprietà pubblica.

Nella sala di rappresentanza dell’antico palazzo posta al primo piano e direttamente collegata all’esterno con un’ampia scalinata di accesso, utilizzabile anche come percorso di esodo, è previsto possano essere organizzate conferenze o convegni per un limitato numero di presenze.

L’edificio nel suo complesso si attesta su un ampio cortile interno e prende origine da tre edifici, che sono stati oggetto di un intervento di fusione, dando forma ad un unico palazzo che doveva riqualificare l’immagine della famiglia proprietaria all’epoca, in occasione di un importante matrimonio nel 1776.

L’intervento di restyling dell’edificio, opera dell’architetto Valentino Alpago Novello nel 1776, è stato molto consistente, unificando la facciata su via Roma dei tre preesistenti palazzi, con una nuova configurazione che inglobava in una serie di lesene che partivano da terra gli antichi porticati ad arco, mantenendo la continuità del porticato con quello presente nei fabbricati adiacenti.

Il cortile interno che era più ampio è stato contornato da un porticato interno su colonnine in pietra, sovrastato da un loggiato pluripiano. All’interno dell’edificio sempre sulla porzione verso via Roma sono state ricavate varie sale di rappresentanza ed un grande salone a doppia altezza, con il piano di calpestio al primo piano. Un loggiato a sbalzo a metà altezza era destinato ad accogliere i musicisti, come usava all’epoca, nelle ville dei signori della repubblica veneta.

L’ala laterale ad est e la parte su via Carrera vennero dedicate alla nuova famiglia con interventi molto qualificati dal punto di vista decorativo.

In tempi successivi venivano effettuati ulteriori interventi sul fabbricato in particolare sulle porzioni estreme ad est e ad ovest di via Roma, in questa seconda zona, con un prolungamento verso il cortile interno, dove oltre alle tecniche tradizionali dell’epoca sono evidenti solai in laterizio e profilati metallici che testimoniano interventi del secolo scorso.

Negli anni Ottanta del Novecento è stata rifatta la copertura su via Roma, mantenendo presumibilmente l’assetto originale, sostituendo parte delle strutture lignee e realizzando una cappa in calcestruzzo sopra la copertura che era costituita da tavelline in cotto poggiate sugli arcarecci con sovrastante manto in coppi.

In sostanza l’edificio ha subito varie vicissitudini, complessivamente poco documentate.

L’edificio è oggetto di una significativa quantità di interventi di rinforzo strutturale, che comprende fondazioni, pareti, volte, solai, coperture e si tratta quindi di operare frequentemente in presenza di pareti e soffitti decorati.

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